OGGETTO: - Non equivochino gli uffici tra la figura di responsabile del procedimento e quella di vice dirigente.-

Uno schema di organigramma di un ufficio pubblico – Comparto Ministeri, rassegnato dall’Amministrazione alle Organizzazioni sindacali  per l’area economico-finanziaria, contrasta, a mio parere, sia con la legge 7 agosto 1990, n° 241, sia con l’applicazione operativa del Decreo Legislativo n° 139/2000, nella parte in cui il dirigente ponga a capo di ciascheduna unità organizzativa tanti Direttori amministrativi contabili (Area C3) con funzioni di responsabile del procedimento quante siano le unità organizzative che compongono quell’area. In più col paradosso di assistere che per determinate materie il responsabile del provvedimento, del procedimento e dell’istruttoria coincidano. Cosicché appare fin troppo evidente la contraddittorietà nella sovrapposizione di ruoli che passa in ciò che viene richiesto allo stesso funzionario con il provvedimento di assegnazione dei servizi: 1) destinatario della titolarità nella gestione di servizi e competenze, per la quale si chiede che venga controllato dal responsabile del procedimento; 2) incaricato della funzione di responsabile del procedimento e perciò controllore di se medesimo.

Immaginiamo, per comodità di ragionamento, che un’area contabile contempli 9 uffici, cui vengano preposti un C3 per ufficio alla funzione di responsabile del procedimento ed altri funzionari (C1 e C2). Una siffatta stesura dell’organigramma viola, a mio parere, il dettato legislativo della legge 7/08/90, n° 241, art. 5, 1° comma, che conferisce al dirigente di ciascuna unità organizzativa la facoltà di provvedere ad assegnare a sé o ad altro dipendente addetto all'unità la responsabilità dell'istruttoria e di ogni altro adempimento inerente il singolo procedimento nonchè, eventualmente, dell'adozione del provvedimento finale.

Una norma, questa, che circoscrive la designazione del responsabile del procedimento per singoli procedimenti.

Per cui, non è pensabile che ogni C3, preposto a ciascuna unità organizzativa abbia la responsabilità del buon fine di tanti procedimenti quante siano le competenze ed i servizi disimpegnati da ciaschedun ufficio.

Per maggior chiarezza, ipotizziamo che ogni ufficio tratti qualcosa come 5 o 6 capitoli di bilancio, riguardanti, a mò d’esempio, di affidamenti in economia del servizio di ristorazione, pernottamenti, per spese di manutenzione ordinaria e straordinaria di stabili dell’Amministrazione, implicanti l’espletamento di apposita gara informale fra più imprese o il trattamento economico in servizio od in pensione delle Forze dell’Ordine. Oppure come quello dell’assistenza fiscale ai propri dipendenti; o di competenze accessorie, quali: il compenso del lavoro straordinario; la contabilità del rimborso delle spese elettorali ai comuni e quant’altro. Cioè di servizi abbastanza complessi, che richiedono, ciascuno, una approfondita conoscenza specialistica maturata negli anni da parte dei funzionari  preposti a quei servizi. E potremmo andare avanti con altri esempi circa la trattazione di competenze di altri uffici, non meno complessi di quello testé esaminato.

A tal riguardo, sembra opportuno richiamare, per l’occasione, l’attenzione sul D.M. 29/04/2002 del M.I., in attuazione del regolamento in economia dei lavori, servizi e forniture (di cui al D.P.R. del 20/08/2001, n° 384), che, all’art. 6, dà facoltà al dirigente di designare quale responsabile del servizio degli affidamenti in economia per singoli procedimenti dipendenti dell’area C (C2 e C3).

La prefata fattispecie normativa, ancorché postuli  una delimitazione nella designazione per singoli procedimenti per le qualifiche C2 e C3, in materia di affidamenti per l’acquisizione di beni e servizi in economia, lancia nel contempo un messaggio di chiara evidenza interpretativa: cioè che la responsabilizzazione all’interno dell’unità organizzativa o del processo è correlata ad ogni adempimento inerente il singolo procedimento.

A mio avviso, pertanto, fuori dai casi in cui il funzionario incaricato della funzione di responsabile del procedimento debba occuparsi di singoli procedimenti, si è dinanzi, di fatto, ad una fattispecie normativa di esercizio del potere di delega dell’attività gestionale del dirigente, sancito dal D.Lgs. n° 165/2001, art. 17bis, novellato nella legge n° 145/02, art. 2 – comma 1°. Ma, al momento, finché non venga istituita per contrattazione collettiva, la vice dirigenza è inapplicabile. Cosicchè, ove al C3 venga chiesto di essere referente di una molteplicità di procedimenti all’interno di una unità organizzativa, ciò potrebbe prestare il fianco alla rivendicazione della pretesa, da parte del dipendente, al riconoscimento delle mansioni superiori, per indebito arricchimento dell’Amministrazione di appartenenza, avendo quest’ultima richiesto una maggiore prestazione non prevista dal CCNL.

Sembrerebbe, peraltro, che il D.L.gs. n° 139/2000 abbia recepito la valenza normativa di certi profili professionali dell’area C (funzionariato direttivo), previsti dal contratto integrativo 1998/2001 del comparto Ministeri.

Laddove, si ricorda, che la qualifica del C1 (collaboratore amm.vo-contabile) è riconducibile a quei lavoratori che coordinano o dirigono unità senza rilevanza esterna firmandone anche i relativi atti. Mentre quella dei C2 (funzionari amministrativi contabili) si riferisce a quei lavoratori che dirigono o coordinano un'unità organica di rilevanza interna o esterna di livello non dirigenziale o che espletano attività ispettiva, di revisione e controllo di dati di natura contabile ed economico-finanziaria.

Ciò detto, si fa osservare che il D.L.gs. n° 139/2000 ha introdotto il modello organizzativo degli Uffici Territoriali del Governo (U.T.G.) per processi. Ed il messaggio innovativo della riforma prevedeva il passaggio da un’organizzazione verticale, fondata su rapporti gerarchico-funzionale, ad un’organizzazione orizzontale (piatta), fondata su rapporti tendenzialmente paritari fra soggetti con propria responsabilità, realizzata con la trasformazione dai centri di comando in centri di coordinamento di soggetti responsabilmente autonomi.

Tra i requisiti fondanti della riforma degli U.T.G. si cita essenzialmente il principio di autonomia, che consiste nell’assegnare la gestione delle competenze a quei dipendenti che meglio conoscono i processi, conferendo la totale libertà dell’istruttoria procedimentale. In questo modo, la risorsa umana diventa risorsa centrale, in quanto potendo concorrere col pieno coinvolgimento, la creatività, nel gruppo di processo, ha occasione di potenziare le proprie capacità attitudinali al servizio dell’organizzazione.

Secondo il carattere dello schema in argomento, si sarebbe di fronte ad un organigramma ingessato, poiché riproporrebbe, a mio avviso, una struttura verticistica, di tipo piramidale, per questi motivi:

a)    sottrae risorse umane (C3) ai compiti squisitamente operativi, allungando i tempi decisionali, in quanto il procedimento viene meno di quella esatta corrispondenza (in termini di obiettivi/risultati) tra chi detiene la competenze e conosce il processo e chi è investito di responsabilità. Mentre, invece, l’architettura degli uffici per processi si inserisce appieno nel disegno legislativo di semplificazione dell’attività amministrativa, il quale prevede un riordino in chiave produttivistico-efficientista dell’organizzazione.

b)    Viene svilito il ruolo dei dipendenti C1, C2,  per la specifica peculiarità dei profili professionali di cui sopra, cui sono demandate istituzionalmente quelle attribuzioni che implicano un ruolo di soggetti attivi (protagonisti) in materia di studio, ricerca e consulenza delle competenze loro affidate, anche con compiti di rappresentanza dell’Amministrazione verso terzi in seno a comitati e commissioni.

Il Dlgs. 139/2000 richiama inoltre l’attenzione dei cosiddetti leaders di processo, nella misura di non oltre due per tutto quanto il processo, individuati dal dirigente col compito di decongestionare l’attività dello stesso, per coordinare e dare impulso all’azione amministrativa, valutando, ai fini istruttori, le condizioni di ammissibilità, i requisiti di legittimazione ed i presupposti che siano rilevanti per l'emanazione del provvedimento e adottando ogni misura utile per l'adeguato e sollecito svolgimento dell'istruttoria.

In questo modo sono convinto si può superare la contraddittorietà insita nella sovrapposizione dei ruoli di cui sopra, sollevando solo uno o al massimo due dei funzionari C3 dagli incombenti che derivano dalla diretta tenuta dei capitoli di bilancio e dei servizi, per restituirlo alla funzione propria di leader di processo voluta dal summenzionato Dlgs. N° 139/2000 ed assegnando indistintamente a tutti i funzionari direttivi dell’area C (C1,C2,C3) la responsabilità di singoli procedimenti in relazione alle competenze da ciascuno trattate.

Sebastiano Battaglia (Funzionario di ragioneria dello Stato).

        

     

            

-------------------------------