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"cenni sulla riforma del bilancio dello stato alla luce dei cambiamenti apportati al sistema di controlli nella finanza pubblica".

di Sebastiano Battaglia

Premessa sulle linee generali

Il bisogno di riformare il bilancio dello Stato, che rispondesse ad una esigenza di ripianamento del debito pubblico, sempre più incontenibile, ma, parallelamente, di trasparenza dell’azione amministrativa dei conti pubblici, financo per cogliere l’opportunità di aderire al progetto comunitario di introdurre nell’area dell’Unione europea un’unica moneta, portò il nostro Paese a sottoscrivere il Trattato di Maastricht. In esso sono contenute tutta una serie di condizioni economiche tendenti alla abolizione delle differenti economie degli Stati membri, allo scopo di conseguire un’unione monetaria ed economica delle monete fra gli stessi Paesi, legati fra loro da un rapporto di cambio, scongiurando in tal guisa periodi di rivalutazione o svalutazione monetaria.

Una nuova cultura riformatrice dello Stato andava affermandosi verso orientamenti efficientistici provenienti dai Paesi dell’Unione Europea, connotata dalle nuove norme in materia di procedimento amministrativo ( Legge 7 agosto 1990, n. 241) e sulle autonomie locali (8 giugno 1990, n° 142).

Già l’art. 1, infatti, stabilendo che l'attività amministrativa è retta da criteri di economicità e di efficacia (oltre che da trasparenza), apre il varco verso una diversa mentalità che vuole mutuare dal settore aziendalistico privato quegli strumenti di rilevazione della produttività dei servizi offerti all’utenza, che permettano di misurare attraverso la verifica e la valutazione degli obiettivi, il grado di efficienza della macchina organizzativa della P.A..

L’elemento caratterizzante di economicità ed efficacia della legge 241 viene dato dal termine entro cui deve concludersi ciascun tipo di procedimento, che, se non disposto diversamente, in quanto non sia già direttamente disposto per legge o per regolamento, esso deve concludersi entro trenta giorni.

Abbandonando ormai vecchie logiche di una scrupolosa osservanza a procedure rigorosamente formalistiche, ingessate, che appesantivano l’organizzazione statuale di eccessivi costi di gestione, obbligando l’utente finale a subire lungaggini burocratiche estenuanti, procurando in quest’ultimo quel senso di sfiducia verso le istituzioni ed un disinteresse generalizzato verso la cosa pubblica, il Parlamento, con legge 23 ottobre 1992, n° 421, ha delegato il Governo della Repubblica a emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge uno o più decreti legislativi, diretti al contenimento, alla razionalizzazione e al controllo della spesa per il settore del pubblico impiego, al miglioramento dell'efficienza e della produttività, nonchè alla sua riorganizzazione.

Cenni sulla riforma del bilancio dello Stato

Tra gli aspetti più marcati della legge delega in argomento si sottolinea la separazione tra i compiti di direzione politica e quelli di direzione amministrativa, disposta dal Dlgs. 30/03/2001, n° 165, art. 4, che al punto 1)* stabilisce " Gli organi di governo esercitano le funzioni di indirizzo politico-amministrativo, definendo gli obiettivi ed i programmi da attuare ed adottando gli altri atti rientranti nello svolgimento di tali funzioni, e verificano la rispondenza dei risultati dell'attivita' mministrativa e della gestione agli indirizzi impartiti." Mentre, al punto 2) ". Ai dirigenti spetta l'adozione degli atti e provvedimenti amministrativi, compresi tutti gli atti che impegnano l'amministrazione verso l'esterno, nonche' la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa mediante autonomi poteri di spesa di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo. Essi sono responsabili in via esclusiva dell'attivita' amministrativa, della gestione e dei relativi risultati." A tal proposito, la sentenza del T.A.R. Sardegna 12 giugno 2001, n° 692, sottolinea che il principio di separazione è la garanzia della corretta attuazione del principio di imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa, previsto dall’art. 97 della Costituzione. Infatti, solo l’assegnazione delle concrete funzioni operative alla dirigenza garantisce la parità di condizioni e l’efficienza gestionale, dal momento che la dirigenza deve essere di per sé imparziale ed efficiente, come prevede l’articolo 98 della Costituzione e l’intera normativa sul procedimento amministrativo e l’organizzazione del lavoro presso le Amministrazioni pubbliche. La linea di confine tra le competenze degli organi di governo e quelle della dirigenza non va individuata in base alla natura degli atti, bensì in relazione alla funzione che attraverso gli atti viene esercitata.

Cosicchè, il Dlgs. 7 agosto 1997, n° 279, Titolo III (sulla base della delega al Governo con legge 3 aprile 1994, n° 94), ha previsto le unità previsionali di base, introducendo il sistema unico di contabilità economica analitica per centri di costo, attivato, per l’esercizio 2000, con la circolare n° 32 del 26 maggio 1999, assolvendo la funzione di supporto al processo di formazione del bilancio e di strumento del nuovo sistema di controllo previsto dal Dlgs. 30 luglio 1999, n° 286.

Questo rinnovamento nel settore della contabilità pubblica ha fortemente innovato la disciplina del bilancio dello Stato, trasformandolo da programmazione di spesa in programmazione di costi, con strette interrelazioni con la disciplina del controllo di gestione. La nuova impostazione del bilancio, infatti, è caratterizzata dal confronto sistematico fra obiettivi prefissati e risultati conseguiti, in quanto impone l’analisi dei costi per la valutazione del budget da assegnare ad ogni centro di costo.

Tra le azioni che questo governo si propone di conseguire quali obiettivi del programma che si è dato, se ne citano alcune:

¨ Il provvedimento sul contratto di lavoro a tempo determinato, in attuazione della Direttiva europea in materia di contratti di lavoro a tempo determinato;

¨ la realizzazione dell’emersione dell’economia sommersa, utilizzando un meccanismo di flessibilità contrattuale e di incentivi fiscali e contributivi, per fare emergere una parte consistente dell’economia nera o grigia.

¨ La legge "obiettivo", mirata alla realizzazione di grandi infrastrutture strategiche. La legge è caratterizzata dalla drastica riduzione dei fattori ostacolo (burocrazia, ecc.), basata su "project financing" e "general contractor" ed in grado di realizzare grandi infrastrutture che non si attuano da molti anni, anche a causa dei vincoli che questa legge rimuove.

¨ Detassazione degli utili reinvestiti in beni strumentali nell’esercizio delle attività produttive, favorendo una politica di potenziamento degli investimenti nel processo economico-produttivo delle aziende (1).

¨ Liberalizzazione dei fondi pensione, facendo scegliere al lavoratore se lasciare il trattamento di fine rapporto nell’impresa od investirlo in fondi. In questo secondo caso si sviluppa il mercato finanziario italiano, costituendo parallelamente il secondo pilastro previdenziale.

Una Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 novembre 2001 (G.U. n. 18 del 22 Gennaio 2002) esprime l’assicurazione della nuova legislatura nell’esperire tutti gli interventi necessari a garantire il funzionamento di un nuovo modello di amministrazione caratterizzato da: massima sintonia dell'attivita' amministrativa e della gestione con gli obiettivi delle politiche di riforma; aumento della capacita' di programmazione delle amministrazioni e della managerialita' nella gestione; responsabilizzazione della dirigenza per i risultati dell'attivita' amministrativa e della gestione, sulla base di criteri di misurazione quanto piu' possibile oggettivi e verificabili; valorizzazione delle professionalita' piu' capaci. Mentre una successiva direttiva generale del Ministro dell'Interno Claudio Scajola per l'attività amministrativa e per la gestione per l'anno 2002 (registrata alla C.C. il 21/02/2002) è rivolta ai Capi dei Dipartimenti e coinvolgerà i Prefetti della Repubblica nella concreta realizzazione degli obiettivi generali delle politiche del Ministero dell’Interno e degli altri obiettivi generali dell’azione amministrativa, cui concorrerà l’intera dirigenza dell’Amministrazione, centrale e periferica, secondo programmi ed obiettivi che gli stessi

Dipartimenti ed Uffici territoriali del Governo indicheranno, nell’ambito: delle politiche settoriali stabilite dal DPEFF, dalla legge finanziaria; dalla politica di semplificazione amministrativa;

dall’impegno per il contenimento della spesa; dalla digitalizzazione dell’amministrazione; dal miglioramento della qualità dei servizi, anche attraverso forme di esternalizzazione degli stessi.

La Direttiva in argomento, alla luce delle linee di indirizzo emanate dal Ministro per l’innovazione e la tecnologia in data 21/12/2002, è incentrata soprattutto all’adeguamento dei sistemi informativi automatizzati con lo sviluppo delle strutture di information comunication technology, al fine di garantire una più accresciuta quantità di servizi on line, consentendo la più ampia diffusione delle nuove tecnologie fra il personale dipendente, che dovrà essere sempre più formato sull’uso delle innovazioni tecnologiche mediante il supporto dell’informatica.

Il progetto del bilancio è articolato in unità previsionali di base (a loro volta ripartite in capitoli di

spesa), che formano oggetto di approvazione parlamentare. Queste ultime sono concepite in modo tale che ad ogni unità corrisponda un unico centro di responsabilità.

Le unità previsionali di base vengono determinate con il disegno di legge di approvazione del bilancio dello Stato, con il quale si provvede alle eventuali modifiche o integrazioni rispetto alla classificazione dell'esercizio precedente.

Le Amministrazioni centrali, organizzate su base dipartimentale (Dipartimento Pubblica Sicurezza; Dip. Affari Interni e Territoriali; Dip. Libertà Civili e Immigrazione; Dip. Vigili del Fuoco, Difesa Civile e Soccorso Pubblico), costituiscono i centri di costo, che sono identificati con i centri di responsabilità amministrativa. Le stesse predispongono il Bilancio di previsione finanziario (che è rivolto alla acquisizione delle risorse e si riflette nel fabbisogno occorrente) e il Budget economico, che riguarda l’utilizzazione delle risorse (umane, finanziarie e strumentali).

Il Dlgs. N° 279/97, tab. B), prevede che ogni Amministrazione centrale (cioè centro di costo) definisca il proprio budget economico, quantificando i costi previsti secondo il piano dei conti. I costi vengono rappresentati da una scheda budget che espone le voci del piano dei conti, prese a riferimento dalle Amministrazioni interessate per formulare le proprie previsioni di spesa.

Queste ultime dovranno riguardare solamente l’individuazione delle occorrenze necessarie all’assolvimento delle finalità istituzionali, riconducibili alle funzioni-obiettivo programmate dal Potere politico, non potendosi discostare dalle spese non predeterminate legislativamente, evitando così il ricorso ad occorrenze riguardanti il soddisfacimento di nuove o maggiori esigenze. In tal guisa, il bilancio di previsione comprenderà quegli stanziamenti dei singoli stati di previsione, determinati esclusivamente in relazione alle esigenze funzionali e agli obiettivi concretamente perseguibili, (nell'ambito dell'esercizio delle funzioni di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, nel periodo cui si riferisce il bilancio, in base agli oneri delle funzioni e dei servizi istituzionali e dei programmi e progetti presentati da ciascuna amministrazione), venendo accantonata la logica della quantificazione degli stanziamenti in virtù del criterio della spesa storica incrementale, poiché il budget conterrà quelle previsioni di spesa ritenute strettamente necessarie al mantenimento degli standards dei servizi.

La quantificazione degli stanziamenti nel bilancio di previsione, secondo il criterio della legislazione vigente, è demandata alla legge finanziaria.

Per ogni unità previsionale di base vengono indicati:

a) l’ammontare presunto dei residui attivi o passivi alla chiusura dell’esercizio precedente a quello cui il bilancio di riferisce;

b) l’ammontare delle entrate che si prevede di accertare e delle spese che si prevede di impegnare nell’anno cui il bilancio si riferisce;

c) l’ammontare delle entrate che si prevede di incassare e delle spese che si prevede di pagare nell’anno cui il bilancio si riferisce, senza distinzione fra operazioni in conto competenza e in conto residui.

Per l'entrata, le unità previsionali di base sono articolate per titoli e per tipo del cespite. Mentre, per le entrate tributarie, le unità previsionali sono ulteriormente distinte secondo che il gettito derivi dalla gestione ordinaria dei tributi ovvero dalla specifica attività di accertamento e di controllo degli uffici finanziari.

A tal riguardo, le entrate si distinguono per: entrate tributarie o extratributarie; alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali; riscossione di crediti o accensione di prestiti;

Per la spesa, le unità previsionali di base sono ripartite secondo che si riferiscano alla spesa corrente, a quella in conto capitale ed al rimborso di prestiti.

Le unità previsionali di base per la spesa corrente sono articolate in unità per spese di funzionamento, per interventi, per trattamenti di quiescenza e altri trattamenti integrativi o sostitutivi di questi ultimi, per oneri del debito pubblico e per oneri comuni. Le unità previsionali di base per la spesa in conto capitale sono articolate in unità per spese di investimento, per oneri comuni e, (investimenti diretti e indiretti; partecipazioni azionarie; conferimenti nonchè operazioni per concessione di crediti).

Ai sensi dell’art. 1 – comma 4 – della Lg. 3/04/1997, n° 94, possono essere effettuate variazioni compensative tra capitoli della medesima unità previsionale, fatta eccezione per le autorizzazioni di spesa di natura obbligatoria, per le spese in annualità e a pagamento differito e per quelle direttamente regolate con legge, su proposta del dirigente responsabile, con decreti del Ministro competente, da comunicare, al Ministro del tesoro e alle Commissioni parlamentari competenti. Sono escluse le variazioni compensative fra le unità di spesa oggetto della deliberazione parlamentare.

Sulla base di quanto appena esposto, si fa osservare come gli storni che la legge consente possono essere di due tipi: una riguarda l’autorizzazione degli stessi, riservata alla Pubblica Amministrazione all’interno della stessa unità previsionale su indicazione del dirigente responsabile il centro di responsabilità amministrativa; l’altra è riservata al Parlamento, che può disporre – 1) lo storno tra diverse unità previsionali di base, o, addirittura, - 2) l’istituzione di nuove unità previsionali. La legge di assestamento del bilancio o eventuali ulteriori provvedimenti legislativi di variazione possono autorizzare compensazioni tra le diverse unità previsionali.

Il processo si sviluppa in quattro momenti significativi:

· il budget, che prevede la definizione degli obiettivi da raggiungere, la cui fase implica la programmazione delle risorse, stabilendo gli interventi da assumere ed i tempi per la loro attuazione;

· la gestione, che si occupa della rilevazione dei fatti amministrativi;

· Il controllo, con lo scopo di verificare il regolare andamento della gestione, che tenga conto degli obiettivi che erano stati prefissati nonché della puntuale ottemperanza delle disposizioni di legge vigenti;

· La rendicontazione, attraverso cui bisogna rendere conto dei risultati conseguiti con la gestione.

Il sistema di contabilità economica pubblica per centri di costo è formato dal piano dei conti; i centri di costo e i servizi erogati.

Il piano dei conti costituisce lo strumento per la rilevazione economica dei costi necessario al controllo di gestione.

I centri di costo sono individuati nei centri di responsabilità dell'amministrazione, diretti a rilevare i risultati economici ed a seguirne l'evoluzione.

I servizi esprimono le attività istituzionali delle Amministrazioni dello Stato e sono aggregati nelle cosiddette funzioni- obiettivo.

Con l'entrata in vigore della legge di approvazione del bilancio il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, con proprio decreto, sentite le amministrazioni interessate, dispone la ripartizione delle unità previsionali di base in capitoli, ai fini della gestione e della rendicontazione.

I ministri, entro dieci giorni dalla pubblicazione della legge di bilancio, assegnano, le risorse ai dirigenti generali titolari dei centri di responsabilità delle rispettive amministrazioni, secondo gli obiettivi che ciascuna amministrazione ha programmato di volere raggiungere, il cui progetto sia stato finanziato nello stato di previsione. Il decreto di assegnazione delle risorse é comunicato alla competente ragioneria anche ai fini della rilevazione e del controllo dei costi, e alla Corte dei Conti.

Ai sensi della Legge 5 agosto 1978, n° 468, art. 4 bis nonché del Dlgs. 7 agosto 1997, n° 279, artt. 10 e 12, l’Ispettorato Generale per le Politiche di Bilancio è preposto alla predisposizione del progetto di bilancio di previsione, anche sulla base degli elementi forniti dagli Uffici centrali del bilancio e dalle Ragionerie operanti presso i Dipartimenti provinciali del Ministero, oltre che della contabilità economica per centri di costo.

In base all’art. 13 del Dlgs. N° 279/97, il rendiconto generale dello Stato espone, nel conto del bilancio, le risultanze della gestione delle entrate e delle spese secondo la stessa struttura del bilancio di previsione. Esso é costruito sulla base della classificazione incrociata per funzioni-obiettivo, di cui all'articolo 1, comma 9, e per unità previsionali di base, suddivise per capitoli, in modo da consentire la valutazione economica e finanziaria delle risultanze di entrata e di spesa in relazione agli obiettivi stabiliti, agli indicatori di efficacia e di efficienza ed agli scopi delle principali leggi di spesa.

Il conto del patrimonio rileva i risultati della gestione patrimoniale e riassume la consistenza del patrimonio al termine dell'esercizio, evidenziando le variazioni intervenute nel corso dello stesso, rispetto alla consistenza iniziale.

Il patrimonio è costituito dal complesso dei beni del demanio di cui all’art. 822 del codice civile e dei rapporti giuridici, attivi e passivi, suscettibili di valutazione ed attraverso la cui rappresentazione contabile ed il relativo risultato finale differenziale è determinata la consistenza netta della dotazione patrimoniale.

Per l'analisi economica della gestione dei beni dello Stato, al conto generale del patrimonio é allegato un documento contabile in cui sono rappresentati i componenti positivi e negativi (di cui diremo appresso), nonché gli indici di redditività della gestione stessa.

Per consentire la valutazione economica della gestione, in grado di misurare il grado di funzionamento della macchina organizzativa dello Stato e, quindi, lo standard di efficienza, il sistema economico fa riferimento ad un nuovo concetto, importato dall’ambito privatistico, quello di "costo", che può essere definito come "l’onere derivante dall’effettiva utilizzazione delle risorse". A differenza della "spesa", il cui onere è legato alla rilevazione di carattere finanziario della gestione, cioè all’esborso monetario consistente nell’acquisizione di beni e servizi utili al processo amministrativo, il costo viene rilevato dalla gestione solo nel momento in cui la risorsa viene impiegata e non prima. Per cui, d’ora in avanti il controllo di gestione dovrà individuare l’esatta correlazione intercorrente tra contabilità economica e la contabilità finanziaria, al fine di collegare il risultato economico scaturente dalla contabilità analitica dei costi con quello della gestione finanziaria delle spese risultante dal rendiconto generale dello Stato, evidenziando le poste integrative e/o rettificative che esprimono le diverse modalità di contabilizzazione dei fenomeni di gestione.

Tra i costi, secondo le voci del piano dei conti, v’è n’è uno significativo, riguardante gli ammortamenti. Scopo dell’ammortamento è quello di ripartire sugli esercizi di competenza un costo pluriennale e non determina il valore che le immobilizzazioni devono avere in bilancio: L’ammortamento deve essere imputato in ogni esercizio, anche se il valore di un bene ha superato il valore al quale esso è iscritto nel bilancio. La ripartizione attuata mediante l’ammortamento avviene in base alla vita utile, che ha riguardo al deperimento fisico atteso, all’obsolescenza e ai vincoli legali o di altro genere nell’utilizzo del bene. Si tenga conto che la vita utile di un bene ammortizzabile può essere più breve della vita fisica: infatti, la prima è legata anche ai cambiamenti tecnologici, ai miglioramenti nella produzione, alle variazioni nella domanda di mercato del prodotto o del servizio prodotto dal bene ed ai limiti legali quali la data di cessazione delle locazioni correlate.

L’ammortamento va rilevato nella sua interezza. Pertanto, la vita utile di un bene e, quindi, l’aliquota d’ammortamento, deve essere rettificata, sia per l’esercizio corrente che per quelli futuri, se non risulta più appropriata; il cambiamento di vita utile dei cespiti, a seguito di mutamenti nelle condizioni originarie di stima, costituisce un cambiamento di stime contabili, necessario nel procedimento di formazione del bilancio.

Particolare attenzione nel processo di riforma del bilancio è riservata al costo del personale, che viene determinato in base all’impiego delle risorse umane previsto, espresso in anni/persona. Vale a dire che gli anni/persona relativi al personale si sottraggono od aggiungono a seconda che le risorse umane siano in forza al centro di costo, ma in servizio presso altri centri di costo, ovverosia che prestino servizio presso il centro di costo, ma in forza ad altri centri di costo dello stesso centro di responsabilità.

Pertanto, costituiscono componenti positivi del conto economico i tributi, i trasferimenti correnti, i proventi dei servizi pubblici, i proventi derivanti dalla gestione del patrimonio, i proventi finanziari, le insussistenze del passivo, le sopravvenienze attive e le plusvalenze da alienazioni. E’ espresso, ai fini del pareggio, il risultato economico negativo.

Gli accertamenti finanziari di competenza sono rettificati, al fine di costituire la dimensione finanziaria di componenti economici positivi.

Costituiscono componenti negativi del conto economico l'acquisto di materie prime e dei beni di consumo, la prestazione di servizi, l'utilizzo di beni di terzi, le spese di personale, i trasferimenti a terzi, gli interessi passivi e gli oneri finanziari diversi, le imposte e tasse, gli oneri straordinari compresa la svalutazione di crediti, le minusvalenze da alienazioni, gli ammortamenti e le insussistenze dell'attivo come i minori crediti e i minori residui attivi. E’ espresso, ai fini del pareggio, il risultato economico positivo.

Gli impegni finanziari di competenza sono rettificati, al fine di costituire la dimensione finanziaria di componenti economici negativi.

Gli ammortamenti compresi nel conto economico sono determinati con i seguenti coefficienti:

a) per le immobilizzazioni immateriali, come: diritti d’autore, brevetti ed opere d’ingegno, ammortamento del 20%;

b) per le immobilizzazioni materiali (beni immobili), come: Vie di comunicazione, Infrastrutture idrauliche, infrastrutture portuali ed aeroportuali, Fabbricati civili ed industriali, Beni di valore culturale, storico ed archeologico od artistico, Strade ferrate, Fabbricati militari, al 2 %;

c) per le immobilizzazioni materiali (beni mobili), come: Mezzi di trasporto stradali pesanti, 10%; Mezzi di trasporto leggeri, 20%;Mezzi di trasporti aerei e marittimi, 5%; Macchinari per ufficio, 20%; Mobili e arredi per ufficio, Mobili e arredi per alloggi, 10%; Mezzi terrestri da guerra, Mezzi aerei e navali da guerra, 5%; Opere artistiche, 2%; Animali, 20%.

Una delle principali caratteristiche della legislazione sulla riforma del bilancio dello Stato è quella di affiancare alla dimensione giuridico - amministrativa della Pubblica Amministrazione una dimensione anche manageriale. L'introduzione della contabilità economica deve essere intesa nel senso di rendere obbligatorio nel tempo un sistema contabile che possa:

1) garantire il controllo amministrativo della gestione;

2) fornire un supporto conoscitivo capace di orientare le scelte decisionali.

La necessità di monitorare l'economicità della gestione deve essere intesa come indicatore sintetico della efficienza, della efficacia e della economicità gestionale, ossia come contenimento dei costi di produzione/erogazione e miglioramento della qualità dei servizi offerti.

Con il raccordo tra la contabilità economica e la contabilità finanziaria, voluto dall’art. 11 del dlgs. 279/97, si riuscirà a determinare il risultato economico della gestione apportando delle rettifiche alla gestione finanziaria nel rispetto delle logiche della competenza economica.

La predisposizione del budget economico, che riflette la valutazione economica della gestione, è mirata a trasformare i valori finanziari in economici; in particolare il budget è considerato uno strumento finalizzato alla trasformazione della gestione corrente in economica e quella non corrente in patrimoniale. Infatti, proprio nel cercare di redigere tale documento, gli esperti di finanza pubblica si sono per la prima volta accostati ai concetti economici di costi e benefici e, quindi, al concetto di competenza economica.

Attraverso un buon sistema di contabilità economica, inoltre, si ottengono i dati e le informazioni necessari per monitorare aspetti fondamentali per la gestione della cosa pubblica, necessari alla valorizzazione del patrimonio.

Inoltre non si può prescindere dalla contabilità economica per la redazione veritiera e corretta del conto del patrimonio con il quale si mette in evidenza la consistenza delle attività e delle passività nonché il loro risultato differenziale, netto patrimoniale. La variazione di quest'ultimo dall'inizio alla fine dell'esercizio rappresenta il risultato economico della gestione.

In pratica, la riconciliazione contabile assolve alla funzione di rilevare i disallineamenti temporali tra il periodo previsto per l’impiego delle risorse, cioè della loro effettiva utilizzazione (budget economico), ed il periodo in cui si sostiene l’esborso monetario (bilancio finanziario). Per cui, potremo trovarci di fronte a centri di costo che prevederanno di acquisire risorse nel corso dell’esercizio, utilizzando:

· stanziamenti in conto competenza (del proprio centro di responsabilità amministrativa che di altri centri), per costi da sostenere su stanziamenti di competenza dei capitoli del proprio Centro di Responsabilità Amministrativa, o costi da sostenere su stanziamenti di competenza di capitoli di altri Centri di Responsabilità Amministrativa dello stesso Ministero ed ancora costi da sostenere su stanziamenti di competenza di capitoli di altri Centri di Responsabilità Amministrativa di altri Ministeri.

· stanziamenti in conto residui, per costi relativi a spese da sostenere su fondi residui provenienti dagli anni precedenti.

Prima dell'introduzione della summenzionata normativa, la redazione di un conto generale del patrimonio era caratterizzata da una scarsa attenzione riservata agli inventari e, soprattutto, dalla mancata valutazione negli stessi dei beni demaniali, la cui manutenzione non può non incidere sui costi di gestione.

Prima, cioè, il conto generale del patrimonio risultava poco attendibile poiché non veniva attuato il collegamento tra gestione finanziaria e risultati del conto del patrimonio.

Naturalmente con l'introduzione di una contabilità economico-patrimoniale si dovrà poter contare su inventari aggiornati, che siano in grado cioè di osservare quale sia la consistenza effettiva dei beni di proprietà dello Stato, così da poter calcolare ammortamenti corretti da far confluire nel conto economico e al fine di ottenere il valore reale del patrimonio e la quota di costi di competenza dei diversi esercizi in cui il bene produrrà la sua utilità.

L'introduzione del budget economico è stato voluta dal legislatore per facilitare l'implementazione della contabilità economica ma, soprattutto, per suscitare negli addetti ai lavori un interesse verso i risultati aziendali. (2)

L'obiettivo è stato quello di creare un sistema di rilevazione che, partendo dal conto del bilancio e dal vecchio conto generale del patrimonio, permettesse di ottenere risultati sufficientemente attendibili in termini economici, introducendo un meccanismo che portasse a far comprendere agli operatori quanto l'introduzione di tale nuovo obbligo fosse configurabile come una nuova opportunità per disporre di ulteriori informazioni rilevanti per fare valutazioni di efficienza e di efficacia, necessarie per affrontare e sostenere scelte direzionali (politico - amministrative ); per esempio, per decidere quali attività realizzare, per quanto tempo, come individuare le risorse, affrontare le scelte sull'esternalizzazione o meno di determinati servizi (make or buy) ecc..

Infine, con il raccordo tra la contabilità economica e la contabilità finanziaria, dopo aver rinvenuto i dati finanziari e quelli patrimoniali dalle scritture dell'ente (contabilità finanziaria e inventari), occorre individuare tutti quei dati di natura economica che, al contrario, non trovano evidenza in

alcun documento e che necessitano, da un lato, (di alcune rilevazioni extracontabili e, dall'altro, di rettifiche ed integrazioni del dato Finanziario.

Quindi, mentre Il conto del patrimonio rileva i risultati della gestione patrimoniale e riassume la consistenza del patrimonio al termine dell'esercizio, al fine di evidenziare le variazioni intervenute rispetto alla consistenza iniziale, il conto economico è il documento che evidenzia sinteticamente i costi e i ricavi della gestione nell'esercizio considerato per determinare il risultato economico (differenza tra rendimenti e costi).

Esso comprende gli accertamenti e gli impegni del conto del bilancio, rettificati al fine di costituire la dimensione finanziaria dei valori economici riferiti alla gestione di competenza, le insussistenze e sopravvenienze derivanti dalla gestione dei residui e degli elementi economici non rilevati nel conto del bilancio (ratei, risconti, ammortamenti, plusvalenze, minusvalenze, iva ecc.).

Il conto economico si fonda sul principio della competenza economica (si considerano costi dell'esercizio solamente quelli che hanno contribuito a generare altrettanti benefici o rendimenti di competenza nell'esercizio medesimo).

L'istituto dell’assestamento di bilancio è stato introdotto con la legge n. 468 del 1978 per consentire l’aggiornamento degli stanziamenti di bilancio a metà anno nell'ambito della legislazione vigente, delle dotazioni di competenza e di cassa delle unità previsionali di base "anche sulla scorta dei residui attivi e passivi accertati in sede di rendiconto dell'esercizio scaduto al 31 dicembre precedente". Elemento quest'ultimo che è rilevante ai fini della consistenza delle dotazioni di cassa e il cui ammontare è soltanto prevedibile al momento dell'approvazione del bilancio.
La legge di assestamento del bilancio serve solo a rimodulare le previsioni di gettito e gli oneri aventi carattere discrezionale, nonché gli incassi e i pagamenti autorizzati, anche sulla scorta dell'effettiva consistenza dei residui accertata in sede di rendiconto del precedente esercizio.
La Nota preliminare al disegno di legge, la legge n. 208 del 1999, che è intervenuta modificando molte parti della legge n. 468 del 1978, non ha modificato la configurazione tecnico-giuridica dell'assestamento.

Con l'assestamento, dunque, non si possono proporre modifiche o integrazioni al quadro macrofinanziario disposto con la decisione di bilancio.
Il disegno di legge di assestamento è suddiviso in due parti distinte. La prima parte, non oggetto di decisione parlamentare, registra le variazioni intervenute a seguito di atti amministrativi. La seconda parte, che è la sola oggetto di decisione parlamentare, illustra le proposte di variazione recate dal provvedimento, in termini di competenza e cassa.
Tali variazioni concernono, in termini di competenza per le spese, le unità previsionali di base recanti spese obbligatorie (stipendi, indennità, ecc.) e le unità previsionali di base concernenti spese discrezionali per adeguamento al fabbisogno relativi all'attività ordinaria dei ministeri; per le entrate riflettono l'adeguamento delle previsioni all'evoluzione tendenziale del gettito in relazione a diversi andamenti dell'economia o a diverse configurazioni della manovra di finanza pubblica. In termini di cassa le variazioni proposte sono determinate tenendo conto della consistenza della massa acquisibile e della massa spendibile conseguenti alla nuova configurazione della competenza e all'accertamento dei residui effettuato con il rendiconto. Quanto all'emendabilità dell'articolato, gli emendamenti devono avere una natura contabile e non recare norme di carattere sostanziale.

Gli emendamenti concernono variazioni alle unità previsionali di base dello stato di previsione dei Ministeri. Alcuni esempi: alla unità previsionale di base dello stato di previsione della Presidenza del Consiglio può essere annullata la riduzione di X milioni di euro delle autorizzazioni di cassa relativa all'ISTAT (UPB 9.1.2.1) prevista dal disegno di legge di assestamento, con copertura sul Fondo di riserva del Ministero del tesoro;
allo stato di previsione del Ministero del tesoro, il disegno di legge di assestamento può prevedere una riduzione di circa X milioni di euro delle risorse destinate alle garanzie di cambio (UPB 3.1.2.17);
allo stato di previsione del Ministero delle finanze possono essere incrementati di X milioni di euro in competenza e di X milioni di euro in cassa gli stanziamenti relativi ai C.A.A.F. (UPB 4.1.2.4), compensati da analoghe riduzioni delle risorse per il funzionamento del Dipartimento delle entrate (UPB 4.1.1.0);

Come prescritto dal DPR 20/02/1998, n°38, art. 9 – secondo comma, e art. 10, comma 2°, lett. a), e dal D.P.R. n° 154/98, art. 2, gli uffici centrali del bilancio ricevono dalle amministrazioni i dati relativi alle rilevazioni e alle risultanze della contabilità economica di cui all'art. 10 del decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279, ed effettuano gli adempimenti richiesti per la loro utilizzazione ai fini di cui all'art. 12, comma 2, del predetto decreto legislativo. Concorrono, altresì, alla valutazione degli oneri delle funzioni e dei servizi istituzionali delle amministrazioni dello Stato e dei programmi e progetti finanziati nell'ambito delle unità previsionali di bilancio, ai fini della predisposizione del progetto di bilancio di previsione, ai sensi dell'art. 4-bis della legge 5 agosto 1978, n. 468.

Gli stessi uffici di cui sopra provvederanno ad inserire negli archivi del sistema informativo dell’Ispettorato Generale per le politiche di bilancio le informazioni previsionali contenute nelle schede-capitolo in argomento. Dopodichè le Amministrazioni centrali procederanno ad assegnare le risorse previste dal budget ai rispettivi Uffici sul territorio.-

Tra le misure intraprese per drenare il dilagare della spesa pubblica, la legge finanziaria per il 2000 , n° 488 del 1999, all’art. 26, prevede la graduale introduzione del nuovo sistema di acquisizione di beni e servizi, che obbliga la Pubblica Amministrazione di ricorrere alle convenzioni-quadro per gli approvvigionamenti.

La centralizzazione degli acquisti, una migliore distribuzione all’interno dell’Amministrazione pubblica, il ricorso alla telematica e la lotta agli sprechi ed alla duplicazione delle funzioni, sono le indicazioni di percorso attraverso cui le ultime due leggi finanziarie hanno individuato un’ampia area di risparmio, cui sottintende il tentativo di invertire la rotta, avviando la pubblica Amministrazione verso una gestione più oculata delle proprie risorse. Con lo sviluppo del mercato elettronico, con l’introduzione di strumenti di e-procurement come il catalogo elettronico e il market place, le aste on line permetteranno di acquistare tramite CONSIP S.p.A.(Concessionaria Servizi Informatici Pubblici, società posseduta interamente dal Tesoro), evitando di espletare le gare ed ottenendo un significativo risparmio sul prezzo. Inoltre, con la centralizzazione delle procedure di gara e di aggiudicazione delle forniture di beni e servizi presso la Centrale acquisti, le aste on line consentono l’azzeramento dei tempi di accesso al mercato ed eliminano i rischi di contenzioso per le amministrazioni. Al momento, l’utilizzo di Consip è obbligatorio per la P.A.; non lo è per gli enti locali.

Nella finanza pubblica italiana coesistono due fondamentali voci di contabilità:

a) l’"indebitamento netto", costruito in termini di competenza (crediti e debiti, con esclusione delle partite finanziarie); b) il "fabbisogno di cassa", che fa riferimento ai flussi di cassa (incassi e pagamenti).

L’"indebitamento netto di competenza" è il primo parametro rilevante, in sede europea, ai fini del "Patto di Stabilità e Crescita".

La scelta di questo parametro (è stata), è in specie, mirata ad evitare che i paesi limitassero nel breve termine il controllo delle spese di cassa, lasciando tuttavia lievitare le spese di competenza.

Nel corso degli ultimi 10 anni, non c’è mai stata forte dissociazione, tra fabbisogno ed indebitamento.

Data l’interazione tra "fabbisogno di cassa" ed "indebitamento netto di competenza", il Governo programmerà la sua azione, che non potrà consistere assolutamente in una drastica manovra di finanza pubblica, sia questa fiscale (aumenti delle tasse), o "sociale" (tagli di pensioni, sanità, etc.). Perché una manovra di questo tipo produrrebbe effetti regressivi, opposti a quelli auspicati. Può solo svilupparsi nei termini che seguono:

a) rallentare la trasformazione dell’extra-"fabbisogno di cassa" in nuovo "indebitamento netto"; b) ridurre con serietà e sistematicità l’"indebitamento netto".

Nell’assetto presente dei rapporti europei, è il "Patto di stabilità e crescita" che determina il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria. È il DPEF, che deve tendere quanto più possibile a rispettare, tanto nei parametri quanto nelle procedure, il "Patto" europeo.

In specie, su questo punto, obiettivo del Governo è attivare subito un programma mirato a colmare quanto più possibile lo scostamento tra la stima RGS (Ragioneria Generale dello Stato), pari all’1,9% del PIL, e l’obiettivo europeo, così tendendo verso lo 0,8% del PIL.

Con il Programma di stabilità da parte di ciascuno dei paesi europei (introdotto con il DPEF nel 1990-2001 e mirato a coinvolgere le Regioni e le autonomie locali a contenere il disavanzo complessivo della P.A.), tutti i governi sono chiamati annualmente a presentare gli obiettivi di crescita e di finanza pubblica e le strategie di medio periodo necessarie per raggiungere gli obiettivi di pareggio o avanzo del saldo di bilancio e di riduzione del debito delle pubbliche amministrazioni. Per l’Italia, le linee guida chiedono, per il prossimo quadriennio, un rafforzamento del patto di stabilità interno, teso alla valorizzazione del patrimonio pubblico; in particolare, attuare il programma di dismissioni preventivate e non realizzate nonché al rilancio dello sviluppo e la riduzione della spesa pubblica, individuando possibili, ulteriori rimedi, accelerando la riduzione dell’elevato debito pubblico.

Ai fini del concorso delle autonomie locali al rispetto degli obblighi comunitari della Repubblica ed alla conseguente realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2002-2004, i commi 2, 3 e 4 dell’articolo 24 - della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Legge finanziaria 2002) - come modificato dall’articolo 3 del decreto legge 22 febbraio 2002, n. 13, hanno introdotto, sulla gestione di bilancio 2002, ulteriori vincoli alla crescita delle spese correnti, come definite dai commi 2, 3 e 4 bis: nel confronto tra il 2000 e il 2002, tale crescita non può eccedere il limite del 6 per cento.

Inoltre, è stato posto il vincolo del 2,5 per cento alla crescita del saldo finanziario dell’esercizio 2002 rispetto al corrispondente saldo dell’esercizio 2000.

Questi obiettivi ed i relativi vincoli inerenti il rispetto del patto di stabilità interno riguardano province e i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti.

Il mancato raggiungimento dei suddetti obiettivi da parte degli enti locali, ove ricorra l’ipotesi di cui all’art. 141, 2° comma, del dlgs. 18 agosto 2000, n° 267, verrà accertato da un commissario ad acta su designazione del Prefetto, il quale, trascorso infruttuosamente il termine prestabilito per legge, potrà deliberare lo scioglimento del consiglio.-

La soppressione dei CO.RE.CO è avvenuta con legge costituzionale del 18 ottobre 2001, n° 3 (pubblicata sulla G.U. n° 248 del 24/10/2001), che, all’art 9, ha apportato delle modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione, stabilendo che gli articoli 128, 129 e 130 della Costituzione sono abrogati. In particolare l’art. 130 costituzionale prevedeva il controllo da parte di un Organo della Regione sugli atti degli Enti locali. (Tar Abruzzo-Pescara - Sentenza 22 marzo 2002 e Tar Abruzzo Pescara n. 336/2002).

Cambiamenti nel sistema dei controlli nella P.A.

Il sistema dei controlli nella P.A. in generale e negli enti locali (3) in particolare ha subito una profonda evoluzione, segnando il passaggio da un regime dominato dai controlli preventivi di legittimità e di merito sugli atti, esercitati da organi esterni (previsti dall’art. 130 della Costituzione), ad un regime in cui predominano i controlli interni e nell'ambito di questi quelli sull'attività.

Il d.lgs. 29/93 dà una svolta al sistema dei controlli, prevedendo:
a) la rilevazione e l'analisi dei costi e dei rendimenti dell'attività amministrativa, della gestione e delle decisioni organizzative attribuita ai dirigenti generali (art. 18, comma 1);
b) l'istituzione di nuclei di valutazione o servizi di controllo interno che rispondono direttamente ed esclusivamente agli organi di direzione politica, ed ai quali è attribuita la competenza di verificare, mediante valutazioni comparative dei costi e dei rendimenti, e previa determinazione dei parametri di riferimento:
1) la realizzazione degli obiettivi;
2) la corretta ed economica gestione delle risorse;
3) l'imparzialità dell'azione amministrativa;

4) il buon andamento dell'azione amministrativa (art. 20, oggi abrogato dal comma 2 dell'art. 10 del d.lgs. 286/99).

Il D.lgs. 77/95 afferma espressamente l'obbligatorietà dell'introduzione del controllo di gestione previsto per le amministrazioni statali dal d.lgs. 29/93. Per effetto del nuovo ordinamento finanziario e contabile il controllo di gestione per comuni e province, che la legge 142/90 prevedeva in modo facoltativo, viene ad essere obbligatorio.

Il decreto legislativo 30 luglio 1999 n. 286 ( pubblicato nella G.U. n. 193 del 18 agosto 1999 ) disciplina in modo organico il riordino ed il potenziamento dei meccanismi e degli strumenti di monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell'attivita' svolta dalle amministrazioni pubbliche, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59.

Nel d.lgs. 286/99 si individuano quattro categorie di controlli interni:
- di regolarità amministrativa e contabile; - di gestione; - di valutazione della dirigenza; - di valutazione e controllo strategico.

Al controllo interno di regolarità amministrativa e contabile è affidato il compito di garantire la legittimità, la regolarità e correttezza dell'azione amministrativa. A questo controllo presiedono gli organi di revisione, ovvero gli uffici di ragioneria, nonché i servizi ispettivi, ivi compresi quelli di cui all'articolo 1, comma 62, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e, nell'ambito delle competenze stabilite dalla vigente legislazione, i servizi ispettivi di finanza della Ragioneria generale dello Stato. Le verifiche di regolarità amministrativa e contabile devono essere svolte in conformità ai principi generali della revisione aziendale asseverati dagli ordini e collegi professionali operanti nel settore. I membri dei collegi di revisione degli enti pubblici sono in proporzione almeno maggioritaria nominati tra gli iscritti all'albo dei revisori contabili. Le amministrazioni pubbliche, ove occorra, ricorrono a soggetti esterni specializzati nella certificazione dei bilanci.

In proposito, si fa osservare come il Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165 , che ha sostituito il d.lgs n. 80 del 1998, già modificativo del d.lgs n. 29 del 1993, assegnando ampi poteri ai dirigenti di adottare atti e provvedimenti amministrativi, compresi tutti gli atti che impegnano l'amministrazione verso l'esterno, nonche' la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa mediante autonomi poteri di spesa di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo, conferisca agli stessi la podestà di stipulare dei contratti individuali con esperti di provata competenza, disciplinati da norme di diritto comune, per esigenze cui non potranno far fronte con personale in servizio. Torna utile, in tal senso, sottolineare la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’1 marzo 2002 (pubblicata sulla G.U. del 2/04/2002), tesa a ricercare tutte le condizioni per consentire alle procedure di negoziazione di dispiegare per intero le proprie potenzialità positive, riservando alla contrattazione collettiva o ad accordi procedimentalizzati la disciplina dei rapporti di lavoro, in particolare dei trattamenti economici.

Al controllo di gestione compete la verifica dell'efficacia, efficienza ed economicità dell'azione amministrativa al fine di ottimizzare il rapporto tra costi e risultati. Ciascuna amministrazione individuerà le unità responsabili della progettazione e della gestione del controllo di gestione, attraverso procedure di determinazione degli obiettivi gestionali e le modalità di rilevazione e ripartizione dei costi tra le unità organizzative e di individuazione degli obiettivi per cui i costi sono sostenuti nonché con indicatori specifici per misurare efficacia, efficienza ed economicità.

In ordine ai controlli sulla dirigenza, oggetto di valutazione non saranno solo le prestazioni dei dirigenti, ma anche i comportamenti relativi allo sviluppo delle risorse professionali, umane ed organizzative ad essi assegnate.

A tal riguardo, una Direttiva in data 13/12/2001 della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica, sulla " Formazione e valorizzazione del personale delle pubbliche amministrazioni", assicura una pianificazione ed una programmazione delle attività formative che tengano conto anche delle esigenze e delle inclinazioni degli individui; sottintendendo di porre al centro dei piani lavorativi la soggettività del lavoratore in quanto persona. Difatti, da uno studio si presume che la nuova psicologia del lavoro tenda al raggiungimento dell'efficienza. E per efficienza intende il rapporto prodotto/costo. Quindi l'efficienza si può aumentare sia aumentando il prodotto, sia diminuendo il costo e sia per il prodotto che per il costo del lavoro non si intende un puro costo o prodotto economico. Un miglioramento del clima lavorativo determina una diminuzione del costo e quindi un aumento del rendimento lavorativo. E’ stato constatato che la psicologia del lavoro tende ad aumentare l'investimento affettivo nel proprio lavoro; mentre, invece, l'alienazione aggrava la situazione. Per migliorare il rendimento produttivo del soggetto sul proprio lavoro e, quindi, stimolare la sua partecipazione emotiva al processo economico-produttivo, occorre far maturare nel suo subconscio il sentimento affettivo dell'appartenenza al proprio lavoro ed al contesto lavorativo che ne è la sua naturale espressione, da cui si è accettati e si accetta.

Pur consapevole degli obiettivi generali da perseguire in ambito lavorativo, tenuto conto della diversità degli uomini, lo studio della soggettività deve guidare il dirigente ad una progettazione ed una gestione di soggettività che non si fermino alla soglia della programmazione di organigrammi e norme solamente, ma favoriscano anche climi e stati d'animo. In guisa tale che, acconsentendo alle aspettative di alcune persone, queste avranno una maggiore soddisfazione che sarà suscettibile di tramutarsi in un crescendo in termini di rendimento.

Anche ultimi orientamenti giurisprudenziali attribuiscono molta importanza alla qualità del lavoro prestato, specialmente per ciò che concerne il possesso di determinati requisiti oggettivi, come il conseguimento di titoli professionali, da cui scaturisce l’acquisizione di conoscenze specialistiche, o la divulgazione di saggi attinenti l’approfondimento di argomenti su materie specifiche, o l’impostazione dell’organizzazione del proprio lavoro, basata sull’autonoma informatizzazione dei servizi, suscettibili nello snellimento di procedure ed idonei a gestire cospicue responsabilità sotto ogni profilo.

A tal riguardo, sembra opportuno riportare in calce il testo di alcune sentenze, che danno l’idea di una realtà burocratico-amministrativa in fase di evoluzione, che sta cavalcando gradualmente il momento epocale della privatizzazione del rapporto di pubblico impiego secondo le direttrici del dlgs. n° 29/93 (4).

Per ciò che attiene, infine, l'attività di valutazione e controllo strategico, la stessa mira a verificare l'effettiva attuazione delle scelte contenute nelle direttive ed altri atti di indirizzo politico e consiste nell'analisi, preventiva e successiva, della congruenza e/o degli eventuali scostamenti tra le finalità normative, gli obiettivi operativi prescelti, le scelte operative effettuate e le risorse umane, finanziarie e materiali assegnate, nonché nella identificazione degli eventuali fattori ostativi, delle eventuali responsabilità per la mancata o parziale attuazione, dei possibili rimedi.

Per il coordinamento in materia di valutazione e controllo strategico nelle amministrazioni dello Stato, la Presidenza del Consiglio dei Ministri si avvale di un apposito comitato tecnico scientifico e dell'osservatorio, composto da esperti in materia di metodologia della ricerca valutativa, nelle discipline economiche, giuridiche, politologiche, sociologiche e statistiche (commi 1 e 2 dell’articolo 14, comma 2, del decreto n. 29/93).

La direttiva annuale del Ministro di cui all'articolo 14, del decreto n. 29, costituisce il documento base per la programmazione e la definizione degli obiettivi delle unità dirigenziali di primo livello. In coerenza ad eventuali indirizzi del Presidente del Consiglio dei Ministri, e nel quadro degli obiettivi generali di parità e pari opportunità previsti dalla legge, la direttiva identifica i principali risultati da realizzare, in relazione anche agli indicatori stabiliti dalla documentazione di bilancio per centri di responsabilità e per funzioni-obiettivo, e determina, in relazione alle risorse assegnate, gli obiettivi di miglioramento, eventualmente indicando progetti speciali e scadenze intermedie. La direttiva, avvalendosi del supporto dei servizi di controllo interno di cui all'articolo 6, definisce altresì i meccanismi e gli strumenti di monitoraggio e valutazione dell'attuazione.

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----note: * l’art. 4 - punto 1 - del Dlgs. 30/03/2001, n° 165, ha sostituito l’art. 3 del d.lgs n. 29 del 1993, come sostituito prima dall'art. 2 del d.lgs n. 470 del 1993 poi dall'art. 3 del d.lgs n. 80 del 1998 e successivamente modificato dall'art. 1 del d.lgs n. 387 del 1998.-

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Note (1) Il provvedimento di detassazione degli utili è mirato alla creazione di più occupazione, quindi più produzione di beni e servizi e, sulla base dell’accrescimento di nuova materia imponibile, e procura conseguenzialmente maggiore gettito tributario nelle casse dell’erario, con il prelievo dell’irpef sulla nuova ricchezza. Aumentando, in questo modo, il gettito dei contributi previdenziali ed assistenziali sulle retribuzioni di dipendenti, in quanto, con la nuova occupazione, viene ampliato l’imponibile di contribuzione.

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note: (2) Anche gli enti pubblici non economici fanno parte della pubblica amministrazione e d’ora in poi assomiglieranno un po’ di più alle società per azioni, potendo adottare regole chiare e uniformi per compilare i bilanci. Questo è quanto prevede un progetto di regolamento che è stato messo a punto dalla Ragioneria dello Stato con l’obiettivo "di avvicinare gli impianti contabili pubblici ai principi civilistici ed a quelli adottati dai Consigli nazionali dei dottori commercialisti e dei ragionieri e dagli organismi internazionali anche in materia di revisione". Il regolamento da una serie di indicazioni in relazione alla compilazione del bilancio di previsione, alla gestione economico-finanziaria, alla rendicontazione oltre che a gestione patrimoniale e spese.

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Note: (3) - La legge 142/90 segna un'autentica svolta nel regime dei controlli dell'amministrazione locale, in quanto sopprime il controllo di merito e riduce enormemente il numero degli atti assoggettabili a controllo di legittimità.

La Legge 127/97 segna un decisivo passo in avanti verso la riduzione dei controlli di legittimità sugli atti degli enti locali, determinando in molti casi la quasi soppressione e permettendo – su richiesta dei consiglieri – il controllo interno (affidato al difensore civico, quale espressione dello stesso consiglio comunale). Rimangono, pertanto, atti assoggettabili a controllo obbligatorio alcune delle deliberazioni di competenza consiliare, ovvero quelle aventi ad oggetto statuto, regolamenti, esclusi quelli attinenti l'autonomia organizzativa e contabile dell'organo, bilancio di previsione e relative variazioni, e rendiconto della gestione.

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sentenze:

· (4) Corte Costituzionale 30/10/97, n° 320: "è illegittima nei riguardi dell’art. 97 Costituzione la norma che prevede la generica ricostruzione dell’anzianità di servizio operata ignorando eventuali differenze di natura giuridica dei rapporti antecedenti all’inquadramento; è altresì illegittima la norma che miri ad inquadrare in una fascia funzionale più alta, in maniera automatica, i dipendenti in possesso di soli requisiti che non permettono di appurare tramite la valutazione dell’attività pregresse del lavoratore l’esistenza della professionalità necessaria allo svolgimento delle mansioni superiori".

· (4) Sicilia – Catania – 28/04/99, n° 750: "nella valutazione dei titoli, assumono carattere residuale i cosiddetti titoli vari, cioè le pubblicazioni, l’idoneità in precedenti concorsi, i titoli di specializzazioni, la frequenza con profitto di corsi di perfezionamento etc., che comportano l’attribuzione di un punteggio aggiuntivo rispetto a quello spettante in base alle prove di esame sostenute e superate; invero, i "titoli vari", detti anche titoli valutabili (anche essi di natura culturale) rispondono all’interesse pubblico di attestare un livello di istruzione e/o professionale superiore a quello "base" individuato dai requisiti di ammissione e, quindi, sono funzionali alla definizione complessiva della situazione globale del candidato, mediante la previsione di un punteggio aggiuntivo …").

· (4) Consiglio di Stato Sez. V, 14/04/2000, n° 2230: "In un concorso interno a pubblici impieghi preordinato alla riqualificazione del personale già in servizio ai fini di una sua collocazione ad una qualifica funzionale diversa è illegittima la clausola del bando che non tenga in alcun conto o che valuti in modo trascurabile e marginale il percorso culturale e professionale dei candidati a fronte del punteggio previsto per le prove scritte ed orali le quali a loro volta non possono non considerare gli aspetti strettamente collegati alle esperienze lavorative maturate".

Tabelle allegate:

Tab 1

 

Tab 2

 

Tab 3

 

Tab 4