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E' legittimo che un contratto integrativo, adottato da ciascuna Amministrazione pubblica, si discosti dai principi normativi sanciti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - Comparto Ministeri?

di Sebastiano Battaglia

Gentile Internauta,
allo scopo di ogni possibile, auspicabile approfondimento, desidero compiegare alla presente la risposta ad un mio quesito da parte di un noto, autorevole Quotidiano economico, finanziario e politico italiano, che ha ritenuto scrivermi privatamente.
S.B.
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OGGETTO: - QUESITO - E' legittimo che un contratto integrativo, adottato da ciascuna Amministrazione pubblica, si discosti dai principi normativi sanciti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - Comparto Ministeri?
E' accaduto nel contratto integrativo, adottato dal Ministero dell'Interno nel 1998/2001, che non si sia tenuto conto dei titoli professionali (per esempio, le abilitazioni prof.li) richiesti dall'art. 15 del CCNL del 16 febbraio 1999.
Anche in quest'ultima tornata contrattuale, col C.C.N.L. 2002-2005 - Comparto Ministeri, nonostante l'art. 8 dello stello preveda la valutazione ponderata di tutti i titoli presentati dai candidati, in relazione alle peculiarità professionali che caratterizzano le aree e i profili cui si riferiscono le selezioni, riconducibili (ai sensi dell'art. 15 del CCNL 16 febbraio 1999), all'esperienza professionale, al titolo di studio, agli altri titoli culturali e professionali, il contratto integrativo recentemente approvato dal Ministero dell'Interno, di concerto con i Sindacati, non
contempla il riconoscimento delle abilitazioni professionali.
A tal riguardo, si consultino le seguenti sentenze nonché due interessanti articoli sull'argomento,pubblicati sui siti web

http://www.diritto.it/articoli/amministrativo/battaglia2.html;

http://www.lecosebelledellavita.com/xp/Pubblica%20Amministrazione/Wanted.htm;

Corte Costituzionale 30/10/97, n° 320, consistente nell'illegittimità di inquadramenti di dipendenti in fasce più alte in modo automatico, cioè per anzianità di servizio;
Sicilia - Catania - 28/04/99, n° 750: , consistente nella valutazione dei titoli, assumono carattere residuale i cosiddetti titoli vari, cioè le pubblicazioni, l'idoneità in precedenti concorsi, i titoli di specializzazioni;
Consiglio di Stato Sez. V, 14/04/2000, n° 2230, consistente nella illegittimità di quelle progressioni in carriera che tengano poco conto del percorso culturale e professionale degli aspiranti concorrenti strettamente collegato alle esperienze lavorative maturate .
Si consideri altresì che, in quanto l'abilitazione delle persone incaricate del controllo di legge dei documenti contabili (disciplinata dal Dlgs 27 gennaio 1992. n. 88 in attuazione della Direttiva 84/253 CEE) è conseguita per atto individuale, consente l'esercizio della relativa professione su tutto il territorio nazionale (si veda Consiglio di Stato: sezione 111,2 aprile 1996, n. 415; sezione IV 3 giugno 1997, n. 595) e presuppone il requisito essenziale ed indispensabile dell'iscrizione in un registro professionale, tenuto presso il Ministero di Grazia e Giustizia.
Pertanto, l'abilitazione in questione sembra potersi ritenere sicuramente, ai fini delle progressioni verticali interessanti le riqualificazioni interne di personale dipendente, "abilitazione professionale specifica".

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Milano, 21 ottobre 2003

Sebastiano BATTAGLIA
Via ...........
c.a.p. .......... (ME)

Quesito n. 172455
Egregio Lettore,
nell'impossibilità di pubblicare sul nostro inserto la risposta al quesito da Lei posto in data 22-08-2003, alleghiamo il relativo parere dell'esperto della Rubrica di consulenza per i lettori del Quotidiano sopra citato.
Nell'occasione voglia gradire i nostri saluti.
Servizio "L'esperto risponde"

P.S.: Eventuali altri quesiti devono essere inviati al fax 02-.......
oppure all'indirizzo www..........
Ques.: N.  172455 - Rub. 910

A norma del terzo, quarto e quinto periodo del comma 3 dell'art. 40 del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165 ( Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche ) "la contrattazione collettiva integrativa si svolge sulle materie e nei limiti stabiliti dai contratti collettivi nazionali, tra i soggetti e con le procedure negoziali che questi ultimi prevedono; essa può avere ambito territoriale e riguardare più amministrazioni. Le pubbliche amministrazioni non possono sottoscrivere in sede decentrata contratti collettivi integrativi in contrasto con vincoli risultanti dai contratti collettivi nazionali o che comportino oneri non previsti negli strumenti di programmazione annuale e pluriennale di ciascuna amministrazione.
Le clausole difformi sono nulle e non possono essere applicate".
Ciò comporta, per ciò che in particolare attiene al quesito di cui si tratta, che la contrattazione integrativa prevista dal comma 2 dell'art. 8 del Contratto collettivo Nazionale di Lavoro relativo al personale del comparto Ministeri per il quadriennio normativo 2002 - 2005 debba necessariamente valorizzare i principi ivi indicati e che qualsiasi dipendente possa eccepire la nullità dei contratti integrativi e delle procedure di selezione sulla base delle tesi effettuate, ove gli stessi effettivamente non realizzino quella valorizzazione richiesta dalla norma contrattuale di
rango superiore.
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Osservazioni alla risposta al quesito di cui sopra da parte del Segretario Nazionale di un'importante sigla sindacale, comparto Funzione pubblica.- 

Roma, 3 novembre 2003
Al Rag. Sebastiano Battaglia
Villafranca Tirrena (Me)

Caro Battaglia,
La questione che continui a sottoporre alla - pubblica, a questo punto - attenzione, è da anni la stessa, e continuerà ad avere la stessa risposta, almeno fino a quando il quadro normativo e contrattuale non dovesse mutare.
E' legittimo rivendicare che le abilitazioni professionali siano considerate nella contrattazione integrativa di ministero come elemento utile al "calcolo" della professionalità, vale a dire come elemento utile alle valutazioni che danno accesso ai percorsi di riqualificazione.
La cosa non è purtroppo possibile, per una ragione molto semplice, la stessa da sempre: ovvero, la congruità tra i requisiti posseduti dal lavoratore da riqualificare, e la figura professionale che questi dovrebbe poi rivestire. Mi spiego meglio: il possesso di un'abilitazione professionale quale, ad esempio, l'iscrizione all'albo dei revisori di conti, o all'ordine degli avvocati, testimonia sicuramente una capacità professionale dell'interessato, ma non attiene alle funzioni che esercita il personale contrattualizzato dell'Amministrazione Civile dell'Interno.
In altre parole, avrebbe senso dare rilevanza, e quindi valore ai fini della riqualificazione professionale, ad abilitazioni che riguardano professioni non attinenti alle funzioni che quel lavoratore dovrà poi svolgere ?
In questo il Contratto Integrativo del Ministero dell'Interno è coerente in sé, dal momento che anche su altri elementi - per esempio, l'anzianità di servizio - pone limiti invalicabili, escludendo opportunamente e correttamente le anzianità maturate in altri comparti, anche pubblici, sulla base di una oggettiva difficoltà a stabilire equivalenze sul piano dell'esperienza professionale tra chi lavora in un'amministrazione centrale e chi invece, per esempio, in una ASL, o in un comune, o in un corpo di polizia . valutazioni peraltro che il Ministero ha condiviso, come testimonia il fatto che c'è un contratto, nel quale le due parti - pubblica, e sindacale - si riconoscono: voglio dire che non solo Cgil Cisl e Uil, ma anche il Ministero ha serenamente escluso che determinati requisiti fossero rilevanti ai fini delle progressioni professionali.
In questo, abbiamo esercitato la nostra autonomia contrattuale, nel pieno rispetto delle regole poste dal contratto nazionale di lavoro del comparto ministeri: regole il cui rispetto è stato riconosciuto dagli organi che la legge deputa allo scopo: ovvero il Ministero dell'Economia, Ufficio Centrale per il Bilancio presso il Ministero dell'Interno, e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica (piuttosto che l'ufficio legale di un, per quanto autorevole, quotidiano).
Del resto la tua domanda, così come posta - E' legittimo che un contratto integrativo, adottato da ciascuna Amministrazione pubblica, si discosti dai principi normativi sanciti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro - Comparto Ministeri? - non può che avere una risposta: NO. Ovviamente, non è legittimo che si discosti. Ma noi, come confermato dagli organi di controllo, non ci siamo discostati.
A meno che non si vogliano considerare i contenuti dell'articolo 15 CCNL 1998-2001, ripresi dall'articolo 8 CCNL 2002-2005, non come indicazione di un percorso che la contrattazione integrativa ha, come è sua facoltà, appunto "integrato", ma come prescrizione tassativa, a considerare come utili i "titoli culturali e professionali" comunque, a prescindere dalla loro coerenza con il percorso professionale del dipendente: cosa che sarebbe palesemente illogica, contraria anche ai principi costituzionali di efficienza ed efficacia dell'azione amministrativa; e che, comunque, non è certo l'indicazione che il Contratto Nazionale intendeva dare alla contrattazione integrativa, la quale perderebbe il suo significato se, invece che valorizzare le specificità di ciascuna amministrazione, e quindi delle sue funzioni e del suo personale, dovesse limitarsi alla traslazione di quanto scritto nel Contratto Nazionale di categoria. Con buona pace dell'autorevole quotidiano.
Altri, semmai, sono gli elementi non ancora sufficientemente valorizzati, come le funzioni effettivamente svolte negli uffici, e le attività di formazione: ma tu saprai senz'altro che proprio la contrattazione integrativa ci ha recentemente permesso di costruire strumenti - nel primo caso la nuova pianta organica articolata per ufficio, nel secondo caso il piano di formazione decentrata 2003-2004 concordato nella scorsa primavera - che potranno, già dal 2005, concorrere a determinare con maggior rispetto dell'esperienza di ciascuno i rispettivi curricula professionali.

Cordiali saluti


                                                                       Il Segretario Nazionale F.P.
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